Tuo figlio non ti ascolta

Quante volte ci siamo rivolti a nostro figlio con frasi simili?

  • Non ascolti mai!
  • Fai sempre di testa tua!
  • Te l’avevo detto…

Quante volte guardando il comportamento o i risultati di nostro figlio abbiamo pensato o detto questa frase? Vorremmo che ci ascoltassero di più, vorremmo che ci dessero retta e si fidassero di noi ma, quando chiediamo di essere ascoltati, spesso, il risultato è esattamente l’opposto: una chiusura, se non una discussione o un aperto conflitto. E in questo modo la relazione con i nostri figli diventa sempre più difficile e, alla fine, non riusciamo più a dare loro il sostegno di cui hanno bisogno. Ma questa non è una situazione irrimediabile, anzi, come genitori, c’è  molto che possiamo fare! Comprendendo le dinamiche che stanno alla base della relazione tra adulti e ragazzi e comprendendo come il nostro modo di agire e di parlare influenza il comportamento dei nostri figli (e il loro sviluppo) possiamo ottenere l’ascolto e la fiducia che desideriamo.

 

LA REALTÀ DEI FATTI

La relazione “genitore/figlio” è fatta di dinamiche molto articolate: nostro figlio potrebbe non capire il nostro modo di dire le cose, noi abbiamo sicuramente delle aspettative che spesso non coincidono con quelle di nostro figlio, troppo spesso, purtroppo, non ascoltiamo e il nostro modo di dire le cose è poco efficace e tutt’altro che stimolante. La comunicazione con i figli si sviluppa infatti partendo da due posizioni diverse e lontane: il genitore si aspetta dal figlio che rispetti una serie di regole, il figlio si aspetta che il genitore lo lasci libero di fare quello che desidera. Questo accade perché comportamento e atteggiamento delle due parti sono governati da due emisferi diversi del cervello, quello sinistro (logico e razionale) per i genitori, il destro (creativo e istintivo) per i figli. Il nostro agire, pur essendo in buona fede, non è quindi allineato con il sentire dei figli. Da qui nascono incomprensioni e, talvolta, veri e propri conflitti.

 

CHI SIAMO E PERCHÉ AFFRONTIAMO L’ARGOMENTO

Questo argomento ci sta particolarmente a cuore perché noi autori di questo post, Sante e Ewelina, siamo coach e insegnanti del metodo Louis
e Hay “Puoi guarire la tua vita”
ma, prima ancora siamo genitori di 6 figli (in totale: Sante ha due figlie ed Ewelina 4, 3 maschi e una femmina, fra gli 8 e i 14 anni) e, come te, viviamo quotidianamente la relazione con loro. Anche noi abbiamo commesso gli stessi errori di tanti genitori e, unendo le nostre competenze professionali all’esperienza personale, abbiamo imparato a utilizzare gli strumenti del metodo Louise Hay e i suoi principi con i nostri figli, allineando il nostro modo di comunicare con il loro sentire. Questo ha richiesto impegno e costanza, ma siamo stati ripagati ampiamente della fatica e, oggi, agire secondo questi insegnamenti è diventato naturale e la relazione con i nostri rispettivi figli è molto soddisfacente per tutti.

 

COSA POSSIAMO FARE?

Purtroppo (o per fortuna) l’esperienza di tutti noi genitori è che spiegare perché abbiamo ragione e cercare di cambiare i nostri figli, con l’insistenza o l’autorità, è spesso inefficace. Però, visto che in una relazione, proprio come in una danza di coppia, il comportamento di una parte condiziona e modifica quello dell’altra, possiamo optare per una scelta molto più efficace: essere noi a cambiare per primi i “passi della danza”, facendo sì che il cambiamento dall’altra parte risulti spontaneo e naturale. Per cambiare “i nostri passi di danza” la prima cosa da fare è capire perché ci viene spontaneo comportarci come ci comportiamo.

È evidente che i nostri comportamenti derivano da quello che crediamo: ad esempio se riteniamo che la nostra città sia sicura non avremo problemi a far andare nostro figlio di 12 anni da solo a casa del suo amichetto. Viceversa se pensiamo che sia pericolosa potremmo irritarci solo alla richiesta e non lo permetteremmo mai. Visto che agiamo in funzione di quello che crediamo il primo passo è capire   quali sono le nostre credenze. Le credenze sono quelle convinzioni che non mettiamo in discussione, perché sono per noi ovvie: tutte le informazioni che diamo per scontate e su cui non riflettiamo mai.

Ecco qualche esempio di credenza: il lavoro è fatica, i bambini devono obbedire, gli uomini sono degli eterni ragazzini, i ragazzini di oggi non hanno voglia di studiare, la scuola non è più quella di una volta, un tempo c’era più rispetto per gli adulti, o ancora: quando esco di casa devo chiudere la porta a chiave. Tutti abbiamo delle credenze, ed è normale e sano che sia così, le credenze sono comode e ci fanno risparmiare energia: sarebbe molto faticoso mettere qualsiasi cosa in discussione in ogni momento. Però, talvolta, ci sono delle credenze che, invece di aiutarci a vivere meglio, ci fanno vivere male, queste sono le credenze limitanti. Ad esempio, pensieri come “i bambini di oggi sono pigri”, “gli uomini sono tutti traditori”, “badare ai figli è compito delle donne”, potrebbero generare comportamenti di sfiducia, sospetto o la sensazione di non avere scelta.

Tutti noi agiamo e parliamo, più o meno consapevolmente, in funzione di quello che crediamo, anche quando ci relazioniamo con i nostri figli. Capire quali sono le nostre credenze ci permette di iniziare a cambiare i passi della danza. Per farlo ti proponiamo una serie di domande che ti aiuteranno a esplorare le tue credenze e le motivazioni profonde dei conflitti con tuo figlio. Chiedi a te stessa o te stesso:

  • Quali sono le aspettative che ripongo nei figli?
  • Quali azioni o pensieri miei portano la relazione con i figli a risultati non soddisfacenti?
  • Perché siamo arrivati a litigare e basta?
  • Cosa vuole mio figlio nonostante gli abbia dato tutto?
  • Cosa è necessario cambiare di quello che faccio?
  • Che tipo di linguaggio utilizzo con mio figlio?

Le credenze che abbiamo derivano dalla nostra esperienza di vita ma, prima di tutto, derivano dalle “informazioni” che ci hanno passato i nostri genitori, quando eravamo piccoli, attraverso il loro comportamento e linguaggio che utilizzavano con noi. Ad esempio se i tuoi genitori vivevano con ansia e preoccupazione e ti dicevano spesso che “bisogna stare attenti”, potresti aver sviluppato, come adulto, la credenza che “la vita è pericolosa”. Se mamma o papà ti dicevano bonariamente, ma con costanza, che eri stonato, oggi potresti avere la certezza di esserlo, senza mai aver cantato una nota. O ancora, un adulto che continuava a dirti che sei stupido potrebbe aver creato dentro di te la profonda convinzione di “non valere niente”. E così via: potremmo andare avanti ore con gli esempi! Ma vediamo come si manifestano e che effetti hanno oggi, nella nostra vita di tutti i giorni, le nostre credenze formatesi tanto tempo fa.

L’ambito più evidente in cui si manifestano è la comunicazione: le parole che utilizziamo con i nostri famigliari e figli sono spesso molto simili a quello che “ci dicevano sempre” i nostri genitori. È molto importante ricordare sempre che, così come è stato per noi quando eravamo piccoli, le parole che utilizziamo sono fondamentali per la relazione con i nostri figli. Ma non solo, con quello che diciamo oggi condizioniamo il loro futuro: le parole che sentono e risentono da  noi andranno a formare le loro credenze e i loro comportamenti anche in futuro. Le espressioni “sbagliate”, quindi, semineranno in loro credenze inconsce limitanti, che li condizioneranno e renderanno più difficile per loro instaurare relazioni sane ed equilibrate con gli altri, realizzarsi ed essere felici. Insomma, tutto il contrario che ogni genitore desidera per il futuro dei propri figli! Ti invitiamo quindi, come primo passo per evitare tutto ciò, ad annotarti le risposte alle domande indicate sopra e prendere consapevolezza di come, quello che emerge, influenza il tuo modo di comunicare quotidiano con i tuoi figli. In questo modo, invece di continuare a insistere nel volere che “lui cambi” (di solito senza risultato o rovinando la relazione) puoi concentrare la tua energia in azioni  più semplici ed efficaci: cambiare le tue parole e il tuo modo di relazionarti con lui.

Cambiando i tuoi “passi della danza” si innescheranno cambiamenti sempre più grandi in un circolo virtuoso in cui migliorerà la tua relazione con i tuoi figli, il loro comportamento e la loro apertura ad ascoltarti. Inoltre migliorerà anche la tua fiducia in te stesso e la sensazione di “essere un buon genitore”. Ora sai come iniziare questo meraviglioso cammino che è la costruzione di una relazione di amore e fiducia con i tuoi figli che parte da dentro di te, buon lavoro!

Sante e Ewelina

NOTA: per aiutarti in questo compito Ewelina ha preparato “Parole SI e parole NO -. Le espressioni che rovinano la relazione con i tuoi figli e quelle che, invece, la guariscono”, una mini guida che esamina le espressioni che, anche se sembrano “normali” o “innocue”, in realtà danneggiano la relazione con i figli e le parole che, invece, la migliorano. Puoi scaricare gratuitamente il report cliccando qui.

 

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